Pietre millenarie che seguono un percorso di centinaia di metri sino al mare, una costruzione del I secolo che testimonia l'industria e le tecniche di un tempo, ma anche i gusti degli avi che tanto amavano i filetti di pesce salati e il “garum”, una salsa o un condimento diffuso all'epoca in tutto il Mediterraneo
La storia insegna anche le curiosità più interessanti. I reperti archeologici testimoniano i tasselli fondamentali di quelli che furono i commerci, gli scambi e l’economia del Mare nostrum, così le tecniche per la gestione del territorio, le opere e le infrastrutture fondamentali, ma anche quelli che furono gli interessi, gli usi, i costumi e persino le tendenze gastronomiche degli antichi, immaginando le delizie che potevano trovare sulle bancarelle del mercato o in qualche banchetto.
I Romani furono grandi pianificatori e goderecci estimatori del buon cibo. Ad Ibiza possiamo trovare un importante sito archeologico che testimonia proprio queste attitudini: l’Acquedotto di S’Argamassa, il quale serviva al trasporto dell’ acqua dolce per alimentare un allevamento di pesci ad un passo dal mare.
Quel che resta della struttura si trova a pochi passi dalla bella e tranquilla Cala Martina, vicina alla località di Es Canar. L’acquedotto è un Sito di Interesse Culturale dal 1998, ed è l’unica costruzione di questo genere presente nelle Isole Baleari.
Secondo lo storico Paul R. Davis, i Romani usavano le vasche per l’itticultura per la cattività di grandi tonni, dopo essere stati pescati con la selvaggia tecnica dell’ “almadraba“, che consisteva nel racchiudere un banco di questi enormi pesci con delle reti e portarli in superficie, dove venivano cacciati con degli ami, una tecnica molto diffusa in tutto il Mediterraneo che venne utilizzata per secoli.
Il pescato era destinato alla lavorazione dei filetti, conservati sotto sale, e alla preparazione del “garum“, ovvero salsa a base di scarti di pesce, frattaglie, spezie, aceto e olio mantenuto in delle anfore. Due prodotti considerati delle autentiche prelibatezze che venivano venduti sull’isola e commercializzati in tutto il Mediterraneo.

Acquedotto di S’Argamassa: l’opera idraulica
L’acquedotto di S’Argamassa consiste in una costruzione che corre perpendicolare alla spiaggia di S’Argamassa, con direzione Nord-Ovest, Sud-Est.
La lunghezza è di 425 metri e l’altezza varia dall’estremità meridionale, rivolta verso il mare, che misura 2,80 metri (da questo punto scende gradualmente per tutta la sua lunghezza), fino a raggiungere 30 centimetri all’estremità Nord-Ovest, dove è stata rinvenuta la parte finale della struttura.
La larghezza media dell’opera è di 20 centimetri e, nella parte superiore, presenta una scanalatura attraverso la quale scorreva l’acqua sfruttando la pendenza del terreno dello 0,3%. Secondo le ricostruzioni, l’acquedotto arrivava ad una portata d’acqua possibile fino a 10 litri/secondo!
L’acquedotto di S’Argamassa venne realizzato con una tecnica architettonica che prevedeva pietre di dimensioni variabili e malta del tipo opus caementicium, composta da calce e sabbia ghiaiosa, tutt’oggi consolidata e calcificata, la quale ha permesso di mantenere anche la scanalatura della parte superiore conservata, soprattutto in alcuni punti.
Completano il sito i resti di quelle che sembrano essere state delle cisterne ad un passo dal mare. Sono state inoltre documentate due biforcazioni dell’antica struttura, una a Est e l’altra a Ovest, mentre il condotto principale si perde tra le onde che hanno contribuito all’erosione rendendo più complessa la valutazione della struttura originaria.
Nel 1985 è stato portato alla luce quello che doveva essere il bacino che raccoglieva l’acqua dolce dell’acquedotto, un rettangolo di 2.90 x 2 metri delimitato da muri in pietra e malta di calce e il pavimentato in opus signinum che includeva delle strutture a cerchio destinate all’itticultura.
In questa struttura si svolgeva probabilmente quella che doveva essere la fase precedente alla lavorazione dei tonni e alla conservazione sotto sale, materia prima a “km zero”, proveniente dalle vicine saline di Ibiza, già in fiorente attività nel I secolo d.C.
I processi di lavorazione e salatura dovevano essere svolti nello stesso spazio o in un luogo vicino, anche se finora non sono stati trovati resti di contenitori caratteristici di questo tipo di industria. Certa è la datazione dell’abbandono del sito che risale alla fine del I o all’inizio del II secolo d.C. per cause non documentate.
Nel 2012 sono stati eseguiti lavori di conservazione e consolidamento di tutta l’area dell’acquedotto di S’Agarmassa, rimuovendo la vegetazione che lo circondava e ne ricopriva alcuni tratti, mentre nel 2013, approfittando della ristrutturazione dell’hotel costruito proprio accanto al monumento, la società proprietaria e il Comune di Santa Eulària des Riu hanno firmato un accordo in base al quale la società alberghiera ha demolito un piccolo edificio che era stato costruito sopra l’acquedotto.
Sempre in quel periodo, sono stati eseguiti lavori di restauro dell’opera e la creazione di un sentiero lungo i 397 m della struttura. Successivamente, nel 2015, la Demarcazione Costiera ha emesso un piccolo decreto per proteggere il monumento dall’erosione marina. Piccoli passi per la tutela e la conservazione di questa importante testimonianza sull’attività e la vita degli antichi che abitarono l’isola.


Come arrivare
Prendere la strada di Es Canar (da Santa Eulària, girare a destra alla prima rotonda uscendo dal paese in direzione di Sant Carles).
Dopo 3 km, vedrete una doppia strada sulla destra. Quella a sinistra va a Punta Arabí e Cala Martina e quella a destra a S’Argamassa. Seguite questa strada e, dopo 900 metri, troverete l’Hotel Sol S’Argamassa.
L’acquedotto corre parallelo alla facciata dello stabilimento, di fronte al parcheggio. Vi si accede tra i due edifici del complesso.


