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S’Espartar e la cultura dello sparto

C’è un isolotto al largo di Ibiza dove cresce una pianta forte e tenace, utilizzata sin dall’antichità. Una semplice graminacea, tanto preziosa da far fiorire un'autentica cultura, quella dello sparto, antico sapere dell’artigianato locale e della creazione delle famose “espardenyes”, riprodotte nel mondo con il nome di “espadrillas”

S’Espartar fa parte del gruppo di isolotti occidentali, insieme a sa Conillera, es Vedrà, es Vedranell, e ses Bledes. Questo piccolo satellite ad un braccio di mare da Ibiza si distingue per un ripido pendio esposto a sud che disegna una particolare orografia e caratterizza un singolare microclima che favorisce lo sviluppo dell’erba sparto (Stipa o Macrochloa tenacissima), una graminacea perenne di notevoli dimensioni che predilige i terreni argillosi e assolati come questo secco versante meridionale. 

La forte insolazione rende la terra particolarmente arida e sassosa, e l’aria salmastra favorisce la crescita di questa “erbaccia di campo”, per intenderci, tenace e resiliente, di poco pregio agli occhi dei più ma che si rivela un dono prezioso sin dall’antichità. Lo sparto è un’erba che matura nei mesi estivi e può crescere fino a un metro di altezza con foglie giunchiformi, lunghe fino a 60 cm, tenaci e resistenti, ma allo stesso tempo estremamente flessibili grazie alla cellulosa di ottima qualità. 

Sin dal tempo degli antichi romani, nelle isole di Ibiza e Formentera venne usato per la produzione di cordami, e nei secoli a venire, fu utilizzato come materia prima per la creazione di numerosi strumenti per uso agricolo e per la vita quotidiana. Stuoie, gerle e cesti, oggetti decorativi e domestici, e le tipiche espardenyes, da noi più conosciute come espadrillas, l’evoluzione di queste tipiche calzature delle isole Pitiuse. 

Nella seconda metà del Novecento, l’avvento di fibre derivate dal petrolio, dalla plastica e dalla meccanizzazione, misero in crisi questa antica produzione artigianale. La tradizione della lavorazione dello sparto si è mantenuta nei secoli grazie al lavoro di artigiani esperti che hanno tramandato e custodito il loro sapere.

Grande attenzione è stata riservata alla “cultura dello sparto”, oggi tutelata da associazioni di artigiani come Es Retorn o la Associació Artesanal de Port-many che salvaguardano le tecniche di lavorazione di questa preziosa e semplice pianta.

È bene precisare che non tutte le varietà di quest’erba sono uguali: lo sparto ibicenco si caratterizza per essere molto più sottile di quello continentale e ha un costo maggiore poiché più raro e prezioso: per raccoglierlo è necessario un permesso speciale per sbarcare a S’Espartar in quanto zona protetta. In alternativa, nelle zone di Es Jondal, Es Torrent d’en Pujolet, Talamanca e a Formentera, sull’isolotto di S’Espardell, spaziano alcune piccole aree di raccolta, ma comunque esigue. 

Per questa ragione, le creazioni realizzate con l’erba sparto ibizenca che oggi si possono trovare nei mercatini di artigianato locale sono davvero preziose, in quanto la maggior parte di quello utilizzato viene importato.

La lavorazione dello sparto, antica tradizione

Poco o nulla è cambiato nel corso dei secoli e oggi come allora si procede secondo un preciso metodo. Dopo la raccolta, le foglie grezze e non trattate vengono fatte asciugare e conservate al riparo dall’umidità per circa una settimana. Successivamente vengono rinchiuse in grossi sacchi che vengono pressati da pesanti pietre e il contenuto lasciato a riposare per quaranta giorni al termine dei quali le foglie possono essere intrecciate. 

Proprio come un tempo, le foglie di sparto vengono modellate in una llata, ovvero un’ampia treccia con la quale si forma un rotolo. Con la stessa procedura si formano quante più matasse possibili, purché siano in numero dispari, come vuole la tradizione: la tipica “llata ibizenca” conta tra i 13 e i 19 rotoli, di solito più larghi di quelli usati in altre parti del Mediterraneo.

Le espardenyes, made in Pitiuse

Da questa fibra naturale si creano le tradizionali espardenyes, le tradizionali calzature di Ibiza e Formentera che ispirarono le famosissime espadrillas, dalla suola più grossa e meno flessibile. Senza dubbio sono le creazioni più caratteristiche della lavorazione dello sparto e tutt’oggi vengono indossate dai ballerini del ball pagès, la bellissima danza locale.

Sino all’inizio del XX secolo le espardenyes erano le calzature abituali per i contadini e gran parte degli abitanti delle isole poiché non esisteva una produzione di scarpe in pelle e cuoio. Normalmente erano tutte realizzate con la suola di sparto intrecciata e ricoperta di pita, solitamente sbiancata con la calce, o con sparto e canna mescolati insieme. 

A seconda del materiale del rivestimento, esistevano tre tipi diversi di espardenyes: lo sparto, il più semplice, molto simile ad un sandalo, la sabatilla, simile a pantofole ricoperte di tela, e la pitra, meglio conosciuta come espardenyes eivissenques. Esistevano inoltre modelli femminili e maschili: le donne indossavano espardenyes “de morret” o “capelleta” che, a differenza degli uomini, avevano sempre la punta coperta, oppure le “escotades” (scollate), molto usate soprattutto a Formentera. Per i bambini, i “mirallet” o “angelet”, molto simili ai modelli femminili.

Un tempo gli artigiani ricorrevano a metodi semplici ma allo stesso tempo ingegnosi per rendere le espardenyes più robuste, soprattutto quelle dei contadini che dovevano resistere alla vita nei campi. Le chiamavano “espardenyes ferrades”, e si distinguevano per avere tacchi e punte di ferro, inchiodati con chiodi detti “steperoli” che rafforzavano le suole. Altri metodi per irrobustire le espardenyes erano quelli di irrobustirle sfruttando la vecchia forcella di colla. Nel Novecento applicavano alla suola anche la gomma degli pneumatici, le cosiddette “espardenyes a suola di camion”, una sorta di evoluzione più “confortevole” per la vita agreste.

Oggi la produzione ibizenca di espardenyes ha ritrovato la sua domanda di mercato, cavalcando l’onda dell’originalità e della richiesta sempre maggiore di prodotti autentici, realizzati con fibre naturali. Pochi e preziosi modelli che raccontano la storia dell’isola e sottolineano la tutela dei suoi tesori, naturali e culturali. 

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