Ibiza testimonia il passato con un susseguirsi di torri lungo la costa, antichi gioielli oggi simboli dell’isola
Le torri di difesa di Ibiza spuntano tra il verde della macchia mediterranea o sulle vertiginose rocce brulle affacciate sul mare, pietre velate dalla salsedine e dalla polvere del tempo. Oggi come allora svettano come delle sentinelle sul blu, elementi che caratterizzano il paesaggio, alcune perfettamente conservate dopo un accurato restauro. Dalla spiaggia di Ses Salines, al belvedere su Es Vedrà, a poca distanza da Cala Comte, ai boschi frondosi a nord dell’isola, nel municipio di Sant Joan de Labritja, sino alla zona di Playa d’en Bossa, silenzi della storia ad un passo dalla chiassosa mondanità. Oggi lungo la costa se ne contano sette e possono essere raggiunte con una gradevole passeggiata o seguendo alcuni sentieri escursionistici.
- Torre del Cargador de la Sal, o Torre de la Sal Rossa, nella zona di Playa d’en Bossa, costruita per proteggere gli abitanti e coloro che lavoravano nelle saline.
- Torre de ses Portes, fra le spiagge di Es Cavallet e di Ses Salines, da cui si vegliava lo stretto di Es Freus.
- Torre des Savinar, conosciuta anche come Torre des Cap des Jueu o Torre del Pirata, arroccata su una scogliera a 200 metri d’altezza con vista panoramica su Es Vedrà.
- Torre de la Puntà de las Piedras de Conta, o Torre de Rovira, nella zona di Sant Agustí, fra Platges de Comte e Cala Bassa, da dove osservare gli isolotti di Sa Collinera, s’Espartar, s’Illa des Bosc e ses Bledes, e in lontananza l’entrata del porto di Sant Antoni.
- Torre del Cabo de Campanitx, o Torre de la Punta d’en Valls, situata a nord-est dell’isola, nel municipio di Santa Eulària des Riu, da dove ammirare l’isola di Tagomago.
- Torre de Portinatx e Torre de Balansato o Torre des Molar, entrambe del XVIII secolo progettate dall’ingegnere Juan Ballester y Zafra, nel nord dell’isola, nel municipio di Sant Joan de Labritja.
Da menzionare anche la Torre de la Iglesia de San Antonio, la Torre de la iglesia de Santa Eulalia, e la Chiesa-Fortezza di San Jordì.
Le torri che si sono conservate fino ai nostri giorni lo hanno fatto in alcuni casi grazie all’impegno degli ibizenchi, che le hanno mantenute a costo di grandi sacrifici e senza i mezzi necessari; altre sono state vittime dell’incuria e dell’ignoranza o semplicemente della mancanza di mezzi per conservarle e sono scomparse, molte senza lasciare traccia. Oggi sono state dichiarate Bien de Interés Cultural e sono gestite dal Consell Insular d’Eivissa. L’illustre storico ed ecclesiastico nativo di Ibiza Don Isidoro Macabich con queste parole sottolinea la loro importanza come monumenti identitari dell’isola: «... molte (torri)sono ancora in piedi e dovrebbero essere conservate con il massimo interesse in quanto testimoni muti ma eloquenti dell’eroismo di ieri…».






Fotografie: archivio storico Biblioteca Can Ventosa, Ibiza.
Le torri di difesa di Ibiza

I primi avamposti contro i pirati
Nel Medioevo le incursioni dal mare erano molto frequenti in tutta l’area mediterranea. Gli attacchi dei turchi e dei loro alleati, i pirati berberi del Nord Africa, erano audaci e sanguinari, e la loro tattica si basava sull’effetto sorpresa, apparendo improvvisamente per colpire e ritirarsi con il bottino, senza l’obiettivo di invadere ma distruggendo e uccidendo il più possibile. L’insicurezza delle coste mediterranee era un problema diffuso, ma a differenza dei litorali peninsulari, dove gli abitanti potevano stabilirsi a una certa distanza dal mare, lasciando la striscia costiera praticamente abbandonata, nelle isole come Ibiza, non era possibile adottare questa tattica di difesa a causa dell’esiguo territorio. Per questa ragione fu necessario creare un sistema di informazione capace di avvistare in tempo utile l’arrivo del nemico, così da mettersi al sicuro e di mobilitare prontamente le difese nei probabili punti di sbarco.
Inizialmente, furono i singoli abitanti a creare un sistema di difesa rudimentale, spronati dal profondo terrore delle incursioni. Un rapporto indirizzato alla corte di Filippo II testimonia: “... basta che ci siano lì tre o quattro uomini e, quando i nemici si avvicinano, che diano un segnale; se poi si avvicinano, che calino la loro scala di corda e fuggano; e se i nemici decidessero di sparare quattro colpi di cannone, la riparazione costerebbe, in quattro giorni, cento o duecento ducati”.
A questo scopo, già a partire dal 1235, nacquero le figure di “atalayeros”, i guardiani che si appostavano sulle cime costiere e agli ingressi di porti e calette in posizioni di fortuna da dove scrutavano l’orizzonte per controllare la presenza di vele nemiche. In caso di avvistamenti, davano l’allarme con lampade fumose di giorno e con luminarie di notte, secondo un preciso codice di segnali. Veniva utilizzato anche un altro segnale acustico in caso di allarme, un suono prodotto con conchiglie marine che, trasmesso da un avamposto all’altro, in breve tempo percorreva l’intero periplo dell’isola e successivamente nell’entroterra, fondamentale per coloro che vivevano isolati in campagna.
La costruzione di vere e proprie torri di difesa
Fu solo in seconda battuta che le autorità insulari intervennero per la costruzione di un vero e proprio sistema di difesa costiero con torri di vedetta, fortezze più sicure e organizzate per ospitare i guardiani, localizzate strategicamente nei punti migliori da dove era possibile avvistare il pericolo e correre ai ripari ancora più tempestivamente.
A differenza degli avamposti di fortuna precedenti che vegliavano tutta l’isola, queste strutture difendevano le attività lavorative e commerciali più importanti di Ibiza: l’industria del sale, quella della pesca e dell’agricoltura, i tre pilastri su cui poggiava l’economia dell’isola. I luoghi in cui si svolgevano queste attività erano i più desiderati dai pirati poiché custodivano un attraente bottino, difendere questi punti diventò quindi fondamentale per l’economia locale, così come i porti attraverso i quali si sviluppava il traffico commerciale da cui dipendeva la sopravvivenza della popolazione.
Nacquero così nel corso del XVI secolo le torri di Cargador de la Sal, quella di Ses Portes e quella della Chiesa di Santa Eulalia. Tutte le strutture avevano lo scopo di proteggere chi si trovava al loro interno: i pescatori nel caso di quella di Ses Portes, i lavoratori di Ses Salines in quello di Sal Rossa, e gli abitanti di Santa Eulalia nella “chiesa-fortezza”, un particolare modello architettonico che si diffuse nell’isola.

La forma delle torri: funzionalità e strategia
Il disegno delle torri circolari che caratterizza le torri di difesa di Ibiza potrebbe essere ispirato a quelle costruite per ragioni simili in Corsica e in Sardegna da Carlo I, sotto la direzione dell’ingegnere italiano Martello, secondo i moderni criteri di difesa che imperavano nel suo paese, e che per questo furono chiamate torri ma si è voluto vedere in Juan Bautista Calvi l’ispiratore di queste opere. Egli fu il progettista e direttore della fortezza di Ibiza durante la sua prima fase, e concepì un sistema di torri e postazioni di vedetta lungo la periferia dell’isola come complemento di quella principale.
Le torri di difesa che possiamo ammirare oggi risalgono a due diverse fasi, quelle realizzate nei secoli XVI e XVII e quelle del XVIII. Prima dell’avvento delle armi da fuoco, le torri erano cilindriche o rettangolari, snelle e slanciate. Con l’affermarsi dell’artiglieria, furono introdotte importanti modifiche alla loro architettura, come la riduzione dell’altezza e l’adozione di forme troncate, coniche o piramidali. La ragione di ciò era la convinzione che il proiettile , colpendo la parete inclinata, perdesse efficacia, rimbalzando via.
Le torri comprendevano un piano terra diviso in due parti: una metà compatta, che si affacciavano sul mare ed era quella più esposta agli attacchi; l’altra, a sua volta divisa in due parti disuguali, di cui la più piccola costituiva la polveriera, mentre la più grande ospitava la scala che portava al primo piano ed era utilizzata anche come deposito per le provviste. La pirateria terminò nel 1830 con la conquista dell’Algeria da parte dei francesia, e con essa la missione delle torri, ma tutt’oggi queste sentinelle rievocano il passato dell’isola e la dedizione dei suoi abitanti per proteggerla.

