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La mitologia di Ibiza: un viaggio nell’anima delle tradizioni

Il Fameliar, il Crespell gros e persino un drago a sette teste. Si narra che in una grotta di Es Vedrà viva un gigante che ricorda Polifemo, e che i Barruguets infestino le grotte del Puig des Molins, ad un passo dalla Dalt Vila. Scopriamo il fascino di un folklore senza tempo che appartiene all’isola

A Ibiza le tradizioni non sono semplici ricorrenze folcloristiche, sono parte integrante della vita quotidiana, espressione di un’identità collettiva che viene tramandata di padre in figlio, di generazione in generazione. Scoprire l’isola significa entrare in contatto con un patrimonio immateriale fatto di riti ancestrali, artigianato, feste popolari, celebrazioni religiose che continuano a unire comunità intere ma anche una mitologia ancestrale che sposa il sacro e il profano. Questo tesoro è un mosaico culturale sorprendente, capace di trasformare ogni soggiorno in un’esperienza autentica e partecipata, ma anche magica e suggestiva.

Ibiza ha conservato delle credenze di creature fantastiche, alcune spaventose, altre buffe, personaggi bizzarri, perfetti da raccontare anche ai più piccoli. Per comprendere il mondo della mitologia tradizionale pitiüsana è necessario addentrarsi nello studio dei racconti popolari tramandati oralmente da padre in figlio e testimoniati nelle preziose opere di Joan Castelló Guasch, scrittore catalano che per tutta la vita si occupò del folklore delle Isole Pitiuse. 

Tra le raccolte più conosciute i “Racconti popolari di Eivissa” editi dagli anni ‘50 agli anni ‘70, così altri importanti contributi come il libro di ricette “Buon appetito! Il libro di cucina di Ibiza”, pubblicato nel 1967 e tutt’oggi un riferimento per la gastronomia dell’isola, e infine alcune guide turistiche di Ibiza e Formentera che hanno valorizzato le bellezze culturali materiali e immateriali delle Pitiuse.

Le creature della mitologia ibizenca

Barruguets 

Nonostante il gran viavai della città di Ibiza, c’è un luogo dove regna il silenzio, tra stretti cunicoli e cavità ricoperte dalle polveri del passato. Stiamo parlando del Puig des Molins, la collina più alta dove è situata la Dalt Vila, nota come il “colle dei mulini” per i numerosi mulini a vento che coronavano la cima nel XIV secolo. Questo luogo fu il cimitero della città di Eivissa durante tutta l’antichità, ed è proprio all’interno delle numerose grotte, un tempo destinate alla sepoltura, che scorrazzano i Barruguets, minuscole creature dalla testa allungata. 

Nonostante le piccole dimensioni di questi esseri, si vocifera che siano incredibilmente forti, fastidiosi e irrequieti, con un incredibile potere: rendersi invisibili e trasformarsi in animali, soprattutto in caprette, molto diffuse sull’isola, così da passare inosservati per compiere le loro malefatte. 

La leggenda vuole che i Barruguets non vivano solo negli spazi oscuri dell’antica necropoli ma che abitino anche le fessure delle mura, nei pozzi, nelle cisterne, e persino sotto le tegole delle case ad un passo dal Puig des Molins. Non solo, questi esseri lillipuziani sono incredibilmente golosi di pane e formaggio: attenzione a lasciare incustoditi i vostri panini!

Els Fameliars

Secondo la tradizione ibizenca, esiste un abitante molto speciale che si aggira nei dintorni del Pont Vell e che si bagna nelle acque del Riu Santa Eulària, l’unico fiume dell’isola. Si tratta di un essere piccolo e piuttosto bruttino che ama solo due cose: mangiare e lavorare. Pare che questo ghiotto stacanovista sia in grado di svolgere bene e molto velocemente qualsiasi mansione gli venga affidata, e che al termine del suo operato abbia sempre un grande appetito, così, le uniche due parole che pronuncia sono: “Feina o menjar” (lavorare o mangiare).

Stiamo parlando dell’Els Fameliars, tanto instancabile da credere sia stato lui l’artefice di tutti i muretti a secco dell’isola, chilometri e chilometri di terrazzamenti che caratterizzano gran parte delle montagne di Ibiza. Non solo: pare abbia dissodato le tenute più estese, senza sosta né di giorno né di notte e che abbia costruito case in una sola notte. La leggenda narra che la sua energia inesauribile possa essere sconfitta solo affidandogli un compito impossibile, come svuotare un lavatoio o una fossa biologica con un cesto.

Secondo la leggenda, per avvistarne uno e magari farselo “amico-tuttofare”, bisogna recarsi al Pont Vell di Santa Eulària la notte della vigilia di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, portando con sé una bottiglia scura, raccogliere un certo fiorellino che si vede solo in quella notte e metterlo al suo interno, chiuderla per bene, e aspettare qualche minuto. Quando si stappa, il “fameliar” appare, ansioso, chiedendo cibo e qualche lavoro da svolgere. Fate attenzione però: l’elfo è molto veloce e operoso nell’assecondare i vostri desideri, e, a lavoro finito, potrebbe divorare tutta la vostra dispensa in un batter d’occhio!

Crespell gros

Nel comune di Sant Antoni de Portmany spazia la splendida valle rurale Es Broll de Buscastell, bellissimo paesaggio agricolo dove vengono coltivati frutteti e oliveti. Cinque chilometri caratterizzati dai tipici terrazzamenti, realizzati con i muretti in pietra, e un antico sistema di irrigazione ereditato dal sapere musulmano, con una rete di canali, fossati e bacini che si snodano lungo tutta la valle. 

È in questo belvedere fiabesco, incantevole a primavera quando gli alberi di mandorlo sono in fiore, che, secondo la leggenda, vive il Crespell gros, una sorta di mostro davvero spaventoso dal corpo ricoperto di enormi verruche, con un unico occhio dal quale spara fuoco durante la notte. 

Si narra che questa creatura viva con i suoi piccoli nella Cova des Crespells, situata sulle rupi del burrone. Non solo, si vocifera che nella valle prosperino anche una schiera di esseri bizzarri suoi aiutanti, dalle sembianze di vermi e pipistrelli che compaiono anch’essi solo di notte, secondo la leggenda locale, le anime in pena dei defunti.

Il gigante di Es Vedrà

Le leggende che avvolgono Es Vedrà ed Es Vedranell sono tante, così la magica atmosfera che aleggia in queste isole del mito, sacre per il culto fenicio in quanto legate alla venerazione della dea Tanit. Storie sospese tra realtà e fantasia, che si ricollegano ai grandi miti universali, come Atlantide o i racconti omerici, senza dimenticare il magnetismo che le rende famose nel mondo, tra i pochi luoghi sul pianeta ad avere un’alta carica energetica per la loro natura geologica. 

Esiste anche una leggenda meno nota ma che ogni abitante di Ibiza conosce, quella di un gigante che vivrebbe in una grotta sull’isola di Es Vedrá, una creatura che ricorda il ciclope Polifemo, narrata anche dalla favola classica Il Gigante di Es Vedrà di Joan Castelló i Guasch: due fratelli, Joan e Toni, raggiunsero l’isola a bordo del loro llaut, tipica imbarcazione ibizenca, per raccogliere il finocchio marino che spunta solo sulle due isole, un rimedio terapeutico per curare il padre malato. 

Il loro approdo svegliò il gigante in malo modo che indispettito catturò Toni: per liberarlo, la creatura ordinò al fratello di andare a pescare e di portargli quanti più polpi possibili, e lo intimò che se non l’avesse fatto, avrebbe mangiato Toni senza alcuna pietà. 

Joan catturò tutti i polpi che riuscì, e nel farlo ebbe una brillante idea: nascondere un riccio di mare all’interno di ognuno. Al suo rientro, il gigante li mangiò con grande voracità senza sospettare nulla, ma ben presto gli aculei dei ricci fecero l’effetto sperato dall’astuto ragazzo. Fu così che il bruto iniziò ad avvertire un dolore allo stomaco lancinante e i due fratelli approfittarono della vulnerabilità del gigante per scappare con il bottino di finocchio e navigare verso casa.

Le altre creature mitologiche e le credenze dell’isola 

Secondo le credenze popolari, esistono alcune creature che popolano l’intera isola animando la fantasia e i rituali scaramantici che tutt’oggi vengono considerati un vero e proprio patrimonio culturale. Parliamo del drago a sette teste che appare se si rompe un piccolo uovo tra quelli che le galline depongono nella loro prima covata: se viene conservato integro, porta fortuna, ma se viene rotto, emerge la temuta creatura.

Tutti conosciamo la sargantana, la lucertola tipica di Ibiza, ma non tutti hanno sentito parlare della “sargantana a due code”, da sempre considerata dagli abitanti dell’isola un portafortuna tanto che i giocatori di un tempo ne conservavano una all’interno di un apposito tubo di canna, con la convinzione che portasse loro buona sorte nel gioco d’azzardo. Da qui il detto locale: “Ha la sua lucertola a due code”,  per riferirsi a una persona fortunata al gioco.

Attraversando l’isola si possono notare delle croci bianche sopra le finestre esterne delle case rurali e forse vi siete sempre chiesti la ragione di questo particolare simbolismo: secondo l’antica tradizione servono a proteggere l’abitazione dall’ingresso di streghe e altri spiriti maligni, da cui il nome “croci delle streghe”.

Anche il Venerdì Santo porta con sé alcuni antichi usi e costumi come le uova del Venerdì Santo, considerate un rimedio per le donne che soffrono di debolezza, emorragie abbondanti e ferro basso: un tempo era usanza preparare metà uovo, sbattuto con cioccolato e vino di campagna, metterlo sul fuoco per farlo addensare lentamente per poi berlo come toccasana. Questa credenza potrebbe avere origine dai tempi dei Fenici e dai loro costumi e rituali funebri, che furono cristianizzati secoli dopo da Sant’Agostino, il quale utilizzò il simbolo dell’uovo per spiegare il mistero della morte e della resurrezione di Gesù Cristo.

Altra credenza da osservare durante la giornata del Venerdì Santo è quella di non svolgere alcun tipo di lavoro, un retaggio fortemente connesso con la religione cristiana: se si accende il fuoco per cucinare, i ragni invadono tutta la casa; non si può cucire perché si finirebbe per trafiggere il corpo di Cristo; non si può spazzare il portico perché si spazzerebbe via la benedizione di Dio dalla casa.

Ci sono altri due giorni del calendario che non passano inosservati a Ibiza: la vigilia di Ognissanti, ovvero la notte di Halloween, dopo aver sgusciato pinoli e noci e aver mangiato i panellets, la tavola veniva lasciata apparecchiata, mentre la notte di San Giovanni, il 23 giugno, era il momento magico per stringere patti, chiedere favori e predire il futuro sconosciuto.

Etnografia i cultura popular. Museu Etnològic d´Eivissa i Formentera.

Photo credits: Etnografia i cultura popular. Dibuix d´un carrer d´Eivissa, obra de Gaston Vuillier.

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